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| DIVIETO DI FUMO NEI LOCALI PUBBLICI, IL CONTROLLO NON SPETTA PIU' AI GESTORI. |
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Il fumo nei locali pubblici? E' sempre vietato ma potrebbe tornare. Lo dice anche il detto "fatta la legge, trovato l'inganno". Il divieto, infatti, non è andato "in fumo" e chi infrange la proibizione è passibile di una sanzione di oltre 250 euro. Ma i gestori degli esercizi commerciali non saranno più costretti a far rispettare la proibizione.
La legge Il Consiglio di Stato ha annullato le disposizioni attuative di norme secondo cui erano i titolari dei bar a dover vigilare sui propri clienti affinchè rispettino il divieto di fumo. E nell'attesa che il viceministro della Salute Ferruccio Fazio decida cosa fare a riguardo, i gestori responsabili di locali pubblici non sono costretti a richiamare i trasgressori e, anche se lo facessero, non sarebbero tenuti a segnalare i fumatori ai pubblici ufficiali competenti a contestare la violazione.
Parlamento E per ovviare a questo è necessaria una legge ad hoc che colmi la carenza del divieto antifumo, che individua le sanzioni applicabili nel caso d'infrazione, ma non contiene la disciplina relativa ad eventuali obblighi nei confronti dei soggetti preposti alla vigilanza. Se il Parlamento non varerà subito una legge, l'Italia rischia di fare un grosso passo indietro nella battaglia contro le sigarette e si tornerà pertanto ai controlli "fai da te".
Multa Chi fuma in un locale pubblico, infatti, si espone ugualmente al rischio della multa. E per essere puniti basta che un altro cliente chieda l'intervento di un vigile urbano o di un poliziotto. Però, secondo la valutazione degli esperti del ministero della Salute, divieti o no, la consapevolezza degli italiani riguardo al fumo è molto radicata. Dai sondaggi della Doxa risulta, infatti, che più del 90% dei cittadini condivide la legge antifumo nei locali pubblici. E a essere d'accordo con il divieto sono 8 fumatori su 10.
I dati Secondo una ricerca effettuata da James Lightwood dell'Università di San Francisco, che comprende tredici studi diversi compiuti in altrettanti Paesi di tutto il mondo, a distanza di quattro anni il numero dei ricoveri per infarto si è ridotto mediamente del 36%. I dati riguardano anche l'Italia, dove, dall'Università di Torino emerge che i benefici si sono cominciati a sentire già nei primi mesi. Soltanto in Piemonte i ricoveri sono diminuiti dell'11% dopo appena cinque mesi dall'entrata in vigore della legge.
Fonte: VIRGILIO |
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